La terza età in Italia

Diventare anziani ed entrare a far parte della cosiddetta “terza età” non è semplice, anzi. Ci si rende conto che si sta invecchiando, che non si ha più la stessa forza di quando si era nei 30, i figli crescono e prendono il volo lontano da casa, presi da 1.000 impegni quotidiani.

Nonostante questo, si hanno ancora molti anni davanti a sé, e bisogna riuscire ad impegnarli in qualche modo, ora che il lavoro non c’è più.

Si può portare avanti un hobby (leggere, ballare, costruire modellini, fare l’orto), magari si può iniziare a fare sport (ce ne sono tanti adatti agli over 60), o a viaggiare come non si è fatto prima d’ora (magari proprio per gli impegni di lavoro o per i figli piccoli).

Il problema principale dell’andare in pensione è spesso economico perché in Italia le pensioni sono minime e tanti non riescono ad arrivare a fine mese, purtroppo: vuoi per l’emolumento mensile davvero risicato, vuoi per il costo della vita che, in alcune città, è molto alto, fatto sta che nel nostro paese sono tantissimi gli anziani che hanno delle difficoltà economiche non di poco conto (tant’è che tanti pensano a lasciare il Bel Paese e trasferirsi in realtà dove con la pensione italiana si vive benissimo, ad esempio la Bulgaria o il Portogallo).

Un altro problema che bisogna affrontare con la terza età è legato alla salute: si iniziano ad avere sempre più acciacchi, si potrebbe avere bisogno di un aiuto per fare le scale (come un montascale a piattaforma o uno interno con sedia) o anche solo per camminare, si accumulano le medicine, magari ci si accorge che si dimenticano più facilmente le cose. Fondamentale è, da questo punto di vista, la prevenzione, in maniera particolare della perdita di vista e dell’udito, oltre che del controllo della pressione arteriosa. Oggi ci sono tanti modi, anche economici, per “farsi il check up” in maniera regolare.

Per concludere, una riflessione sull’Italia: il nostro è, ancora oggi, quel paese dove le persone anziane vengono spesso discriminate e lasciate ai margini della società, nonostante la grande saggezza e l’aiuto concreto che potrebbero dare alle persone più giovani (figli e nipoti). Occorre una rivalutazione del “ruolo”, più importante di quanto non si creda, e occorre oggi.

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